50 anni di Luna

Pubblicato su L’Adige, 19/07/2019

di Mirco Elena - Fisico, ricercatore al Centro per la Cooperazione Internazionale, u.o. Competenze per la società globale

Un prodigio della tecnica

Il Programma Apollo è, assieme al “Progetto Manhattan” che portò alla realizzazione delle prime bombe atomiche, l’esempio migliore della potenza realizzativa di scienza e tecnica. In entrambi i casi, in tempi ridottissimi, scienziati e ingegneri hanno ottenuto risultati sensazionali. Risultati, cioè, che hanno colpito la sensibilità e l’immaginazione di ogni abitante della Terra.

Limitandoci al programma lunare, salta all’occhio la sua motivazione essenzialmente politica, che ha dominato di gran lunga su ogni altra considerazione. L’importante per il presidente John F. Kennedy era arrivare sul satellite prima dei russi, perché questo avrebbe dato il segnale di una rinascita tecnologica di cui gli Usa avevano disperato bisogno, dopo le batoste subite con lo Sputnik, Laika e Gagarin.

Una volta conquistata la meta, fu quasi inevitabile che il programma proseguisse stancamente per tre anni, terminando prima del previsto. Del resto ogni risultato scientifico prodotto con l’Apollo poteva essere conseguito più economicamente con sonde automatiche artificiali, risparmiando risorse, denari e rischi. La scelta del giovane presidente Usa, squisitamente politica, definì un traguardo ambiziosissimo e molto costoso, su cui convogliò le migliori risorse nazionali, in un tour de force di sapere, intelligenze, capacità gestionali (oltre a una discreta dose di patriottismo ideologico anticomunista) che realizzarono il “miracolo”. In meno di un decennio l’ambiziosa meta fu raggiunta con successo. E soprattutto con un numero di vittime sorprendentemente limitato, considerato il tipo di ambiente ostile dove ci si trovava ad operare ed i mezzi impiegati (ogni razzo è come una bomba, che un minimo errore può far deflagrare).

Il progetto Apollo, nella sua audacia quasi fantascientifica, ha mostrato come un politico possa porsi obiettivi audacissimi, se questi sono supportati dalla volontà ferrea di conseguirli. Fatte le debite differenze, viene da paragonare lo sforzo lunare alla realizzazione delle grandi piramidi egizie o della grande muraglia cinese. È probabile che, fra mille anni, esaminando approfonditamente quel che gli Usa fecero nel decennio 1960, si resti stupefatti di fronte al risultato ottenuto a partire da condizioni iniziali arretratissime. Proprio come oggi ci vien da dire “Ma come hanno fatto a costruire quelle opere gli antichi egizi e cinesi?”.

La capacità di conseguire risultati difficili, al limite dell’impossibile, costituisce una positiva lezione che ci offre il progetto Apollo. Anche al giorno d’oggi esistono grandi questioni che  - salvo rare eccezioni -  la politica fatica ad affrontare. Il caso esemplare è il riscaldamento climatico indotto dalle attività umane, fenomeno descritto da papa Francesco come “un brutale atto di ingiustizia nei confronti dei poveri e delle future generazioni”. Ma si potrebbero aggiungere la denutrizione, l’assistenza medica, l’istruzione, le estinzioni di fauna e flora…

Con l’accordo di Parigi del 2015 la comunità internazionale si è impegnata a contenere in 2°C il riscaldamento globale, auspicando di poterlo limitare ad 1,5°C. Questo richiede di ridurre le emissioni di CO2 e di non distruggere i polmoni verdi del mondo. Limitandoci per il momento al primo fattore, dovremmo abbassare del 45% rispetto ad oggi le emissioni entro il 2030.

Nonostante quello che pensa Trump, questo è possibile, se consideriamo che basterebbe intervenire sul patrimonio edilizio, coibentando le superfici esterne e ottimizzando i processi di combustione, incentivando nel contempo una riduzione nel trasporto su gomma e per via aerea. I relativi costi potrebbero venir coperti dai 300 miliardi di dollari annui che attualmente sovvenzionano le fonti fossili, oltre che dai consistenti risparmi ottenuti.

In aggiunta al beneficio climatico, avremmo vantaggi rilevantissimi anche sul fronte occupazionale, per i nostri polmoni (pensiamo alla preoccupante situazione della pianura padana in inverno), per i nostri portafogli (con meno spese di riscaldamento – condizionamento), per le casse statali (con meno importazione di idrocarburi dall’estero), per la pace mondiale (con meno conflitti per le risorse di petrolio e gas da aree instabili).

Nel cinquantenario dello sbarco sulla Luna chissà che non emergano politici i quali, con audacia kennedyana, propongano alle loro nazioni una rivoluzione energetica capace di dare una prospettiva di futuro migliore ai loro cittadini e al mondo intero. In un’epoca scarsa di idealità e con pochi progetti eccitanti, con popolazioni sempre più timorose e arrabbiate, proporre una sfida positiva su cui unire le forze per evitare guai certi potrebbe costituire un collante sociale e uno stimolo per ripensarci come membri attivi di comunità che prendono in mano le proprie sorti anziché attendere stoltamente il disastro come stiamo facendo adesso. L’onda speranzosa del movimento Fridays for Future, nato dall’impegno di Greta Thunberg, ci fa credere che questo sia possibile.

Martedì, 23 Luglio 2019

Autore:

Mirco Elena

Competenze per la società globale

Notizie