Pireo, i rischi di un'ulteriore espansione

Da quando nel 2016 la compagnia statale cinese COSCO ha acquistato le quote di maggioranza del Pireo, il porto greco è diventato il più grande del Mediterraneo. Tuttavia una sua ulteriore espansione rischierebbe di creare una discarica tossica subacquea

Porto del Pireo (Grecia)  - foto © Ververidis Vasilis/Shutterstock

Porto del Pireo (Grecia)  - foto © Ververidis Vasilis/Shutterstock

(Originariamente pubblicato da Global Voices , il 27 maggio 2021)

Gli investimenti cinesi nel porto greco del Pireo - come parte del progetto della nuova via della seta (BRI) - hanno incrementato il commercio fra i due paesi, ma le tensioni sulla presunta violazione delle normative ambientali hanno sottolineato un conflitto tra i potenziali benefici e i danni prodotti da questo investimento.

Nel 2016, la compagnia statale cinese di navigazione, COSCO, comprò la quota di maggioranza della società pubblica che gestisce il Pireo (PPA), il porto di Atene.

Sotto la direzione COSCO-PPA, il porto del Piero è diventato il più grande del Mediterraneo. La Cina lo ha rinominato “la testa del drago”, considerandolo il punto d’ingresso principale dei prodotti cinesi in Europa. Secondo l’agenzia statistica della Grecia, il valore delle importazioni dalla Cina è passato dai 2.89 miliardi di euro ($ 3.2 miliardi) del 2016 ai 3.74 miliardi di euro ($4.27 miliardi) del 2020.

Questa crescita, tuttavia, ha fatto i conti con l’opposizione degli abitanti locali riguardo l’inquinamento tossico della pesca della zona, ed è finita in una battaglia legale nel maggio 2020. Le comunità locali e gli esperti ambientali stanno affrontando le battaglie legali in un contesto di fragili normative e con il sospetto che le autorità greche stiano sostenendo il gruppo COSCO-PPA per motivi di crescita e convenienza.

Anche se durante gli ultimi anni i sondaggi realizzati in Grecia hanno fornito più volte risultati tendenzialmente positivi nei confronti della Cina e dei cinesi, la tensione riguardo al porto del Pireo minaccia questa inclinazione. E questo conflitto si sta sviluppando sia nei tribunali sia tra l’opinione pubblica.

Progetti globali in un fragile ecosistema

Per poter acquistare un’ulteriore quota del 16% della PPA, COSCO deve fornire nuove infrastrutture. Fra tutti i progetti presenti nel piano di sviluppo della PPA, il più importante e il più costoso riguarda la costruzione di un nuovo porto per le crociere nel quartiere di Piraiki, nel Pireo.

Il piano per il porto crocieristico prevede la rimozione di 620.600 metri cubi di sedimento dal fondale marino portuale che dovrebbero poi essere gettati al largo, nell’area compresa fra le vicine isole di Egina e Salamina. Questo sedimento si è formato con decenni di scarico di liquami, rifiuti marittimi e inquinanti provenienti dagli impianti industriali intensivi dell’area. Una volta sollevato e riscaricato altrove, e quindi riattivato, può generare una catastrofe ambientale.

Verso la fine di aprile 2020, l’istituto di conservazione marina Archipelagos ha avvisato che l’attività di rimozione causerebbe un serio impatto alla pesca della zona. L’associazione dei lavoratori del centro ellenico per la ricerca marina ha sottolineato come l’effetto creerebbe “una discarica tossica subacquea”, a scapito dei fragili ecosistemi della zona.

L’Ombudsman greco, un comitato di controllo previsto costituzionalmente a livello nazionale, ha identificato autorizzazioni chiave che non sono mai state approvate prima dello sviluppo del nuovo porto a Piraiki. L’autorizzazione per realizzare una qualsiasi attività di miglioramento è scaduta nel 2018, e non ha mai incluso la possibilità di sviluppare un nuovo porto. Non è nemmeno stata realizzata una valutazione dell’impatto strategico (SEA), che sarebbe obbligatoria secondo le normative dell’Unione Europea per un progetto di questa grandezza.

Nonostante non sia riuscita ad ottenere i permessi necessari, COSCO-PPA ha avviato lo sviluppo del porto durante il lockdown per il Covid-19 nel 2020.

Le pressioni della gente del posto

Nell’ultima settimana di aprile 2020, mentre le gru galleggianti rimuovevano il fango fuori dall’acqua per spostarlo sulle chiatte, gli abitanti di Piraiki hanno cercato di identificare le navi sul portale marinetraffic.com, un servizio di traffico navale accessibile al pubblico. Non hanno però visto nulla, visto che il sistema di identificazione automatico delle navi era spento, in violazione della legge greca.

Anthi Giannoulou, avvocatessa che rappresenta l’associazione Centro di Lavoro del Pireo in un caso giudiziario contro il porto, ha raccontato a Global Voices di come in passato abbia inviato le prove dal sito marinetraffic.com alla Guardia Costiera. “Non è successo nulla, da quanto ne so. Al contrario, il capo dell’ufficio portuale del Pireo ha ricevuto una promozione”, ha sostenuto Giannoulou in un’intervista condotta nel febbraio 2021.

Nel maggio 2020, il Centro di Lavoro del Pireo e un gruppo di 115 cittadini locali hanno presentato, ciascuno, un’istanza al tribunale amministrativo supremo della Grecia richiedendo la cancellazione delle decisioni che hanno dato il via libera allo sviluppo del porto. Giannoulou ha inoltre presentato un’ulteriore diffida extragiudiziale alle autorità, descrivendo il suo punto di vista e facendolo rientrare nei registri pubblici.

L’opposizione pubblica al progetto ha ottenuto l’attenzione di Kritonas Arsenis, un attivista ambientale di lunga data e deputato con il partito d’opposizione Diem25. In un discorso tenuto in parlamento nel maggio 2020, Arsenis ha insistito affinché il governo presenti un chiarimento riguardo ai lavori di dragaggio: “Si sta realizzando il progetto senza nemmeno un minino di adesione alla normativa ambientale europea o alla normativa greca”.

Mentre il tribunale amministrativo supremo della Grecia sta facendo le sue valutazioni, il dragaggio può proseguire a Piraiki, ma lo scarico dei sedimenti dragati non può avvenire nel golfo Saronico.

Il consiglio regionale, nel mentre, ha votato a favore di regole più severe riguardo a potenziali attività di dragaggio.

Nel dicembre 2020, il ministero dell’Ambiente ha approvato una valutazione dell’impatto avanzata da COSCO-PPA, ma la compagnia deve ancora presentare la valutazione dell’impatto strategico (SEA), più articolata e legalmente obbligatoria.

Un basso profilo

Nonostante il fatto che lo sviluppo del porto del Pireo potrebbe inquinare e compromettere una parte significativa della pesca, non c'è stata molta attenzione da parte dei media greci alla situazione. COSCO-PPA ha mantenuto un basso profilo in Grecia, preferendo apparentemente che siano i suoi alleati nel governo greco e nel mondo industriale a rappresentare la posizione dell'azienda.

In risposta ad una domanda fatta da Global Voices sulle autorizzazioni e gli studi ambientali richiesti, COSCO-PPA ha risposto: “PPA S.A. si conforma a tutte le normative ambientali e pubblica dati ambientali, come previsto dalla legge, sia all’interno dei suoi report sulla responsabilità sociale dell’impresa sia nel suo report finanziario annuale”.

L’impresa rischiosa della COSCO nel Pireo potrebbe essere il tema principale degli incontri bilaterali fra Grecia e Cina, ma probabilmente continueranno a trovare comunque opposizione: gruppi come City-friendly Port! e ΠΕΙΡΑΪΚΗ ΑΛΛΗΛΕΓΓΥΗ (solidarietà per il Pireo) sono state piattaforme critiche e attive nel pubblicizzare prove audiovisive sull'attività opaca della COSCO-PPA. Che cosa i membri di questi gruppi pensino in generale riguardo alla Belt and Road Initiative (nuova via della seta) non è sempre chiaro. Sembra sicuro poter affermare che il fragile ecosistema dell’area e le comunità costiere residenti siano più importanti per loro rispetto ai progetti di crescita illimitata.

Fonte originale: https://www.balcanicaucaso.org/aree/Grecia/Pireo-i-rischi-di-un-ulteriore-espansione-211045
Mercoledì, 09 Giugno 2021

Autore:

Andreas Bloom

OBC Transeuropa

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