Rifugiati in Croazia, preoccupazione del CoE

La commissaria ai Diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović scrive al governo croato esprimendo una forte preoccupazione per le segnalazioni di espulsioni di massa e violenze nei confronti dei migranti arrivati in Croazia

La Commissaria ai Diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović © Council of Europe

La Commissaria ai Diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović © Council of Europe

Torna ad essere d’attualità la condizione di rifugiati e migranti alla frontiera croato-bosniaca. Qualche giorno fa, il Consiglio d’Europa (CoE) ha pubblicato una lettera indirizzata al governo croato , in cui si chiede conto delle accuse di violenze e di furti rivolte da più parti alla polizia croata che pattuglia il confine. Al CoE ha prontamente risposto il ministro dell’Interno croato , Davor Božinović, difendendo l’azione dei propri agenti e respingendo ogni sospetto di abusi.

Preoccupazione dal Consiglio d’Europa

“Sono preoccupata dai rapporti inviatimi da esperti delle migrazioni e da associazioni umanitarie, che forniscono informazioni consistenti e sostanziate su un gran numero di espulsioni collettive di migranti dalla Croazia verso la Serbia e la Bosnia Erzegovina”. Così scrive la commissaria ai Diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović nella sua lettera inviata al premier croato Andrej Plenković.

La commissaria del CoE cita i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), secondo cui “la Croazia avrebbe espulso collettivamente 2.500 migranti dall’inizio del 2018”. “Tra di loro - prosegue Mijatović - 1.500 persone hanno riportato di essersi viste negare l’accesso alle procedure di asilo, mentre 700 hanno denunciato violenze e furti da parte delle forze dell’ordine durante le espulsioni sommarie”. Al confine croato-bosniaco (e prima ancora a quello serbo-croato), quest’accusa non è una novità.

Le associazioni umanitarie ripetono infatti da mesi che i migranti sono respinti con violenza ai confini croati e, a sostegno di queste affermazioni, hanno più volte presentato delle immagini delle percosse subite da chi torna in Bosnia o in Serbia dal territorio croato. È dunque sulla base di queste segnalazioni che - ricorda la commissaria del Consiglio d’Europa - le preoccupazioni espresse dalle ong sono già state fatte proprie anche dalla Ombudswoman croata, Lora Vidović.

Il rapporto dell’Ombudswoman croata

Nel suo rapporto riguardante l’anno 2017, Vidović nota infatti che al confine serbo-croato sono stati segnalati numerosi casi di violazione delle norme internazionali da parte della polizia croata (respingimenti, violenze, furti). “Le denunce documentate contengono delle accuse secondo cui la polizia avrebbe picchiato (i migranti, ndr.) con i manganelli, li avrebbe costretti a togliersi le scarpe, ad inginocchiarsi o a stare fermi nella neve, o ancora ad attraversare un cordone (di agenti, ndr.) durante il quale (i migranti, ndr.) venivano picchiati e insultati”, si legge nel rapporto della Ombudswoman croata .

Lora Vidović nota che malgrado il ministero dell’Interno croato (Mup) sia stato sollecitato ad avviare delle inchieste e a render conto dei risultati, nessuna informazione è stata presentata all’ufficio della Ombudswoman a questo proposito. In alcuni casi, inoltre, quando le riprese notturne termografiche della polizia avrebbero potuto chiarire se c'è stato o meno uso della violenza da parte delle forze dell’ordine, il Mup ha risposto che il materiale video è andato perduto.

“Non è ancora chiaro perché non siano stati adoperati tutti i mezzi che avrebbero potuto eliminare ogni dubbio sugli eventuali comportamenti illeciti degli agenti di polizia”, nota Lora Vidović nel suo rapporto 2017.

Avviare un’inchiesta? No, tutto regolare

A fronte di queste ed altre segnalazioni, la commissaria del CoE Dunja Mijatović, invita le autorità croate a avviare delle inchieste “rapide, efficienti ed indipendenti” per tutti i casi segnalati da migranti e associazioni umanitarie e, successivamente, a “prendere tutte le misure necessarie per mettere fine a tali pratiche ed evitare che si ripetano”. Ma a questo appello, si diceva, è seguita una risposta ferma da parte del governo croato, che si è espresso tramite un comunicato del suo ministro dell’Interno Davor Božinović.

Dopo una breve introduzione in cui si sottolinea l’importanza del lavoro svolto da parte della polizia croata ai confini meridionali (“il paese ha l’intenzione di entrare a far parte dell’area Schengen”, si legge), il ministro dell’Interno nota che “tutti i rapporti delle organizzazioni non governative ed altre riguardanti l’uso di violenza da parte degli agenti sono stati esaminati nei limiti delle nostre capacità, dato che solitamente non ci sono dati sufficienti per l’avvio di un’inchiesta penale”.

“Fino ad oggi - prosegue il comunicato - nessuna accusa di violenze commesse dalle forze dell’ordine ha trovato riscontro nei fatti”. E lo stesso discorso vale per le accuse di furto. Secondo il ministro, i migranti “accusano gli ufficiali di polizia croati di violenze, nella speranza che tali accuse li aiutino ad entrare in Croazia e a proseguire il loro viaggio verso la propria destinazione”. Insomma, le forze dell’ordine croate rispettano “i diritti fondamentali dei rifugiati in condizione di bisogno reale di protezione” e agiscono nell’ambito delle norme nazionali ed europee e delle convenzioni internazionali, mentre i migranti sostanzialmente mentono.

L’attacco alle Ong

Nella risposta del governo croato, infine, c’è anche spazio per un attacco diretto alle organizzazioni umanitarie che lavorano ai confini del paese. Nel contestare il rapporto dell’Unhcr (“basato su articoli di giornale che fanno riferimento ad informazioni non verificabili fornite da migranti anonimi o da organizzazioni non governative”), il ministro Božinović afferma che alcune ong “hanno usato i social network, il giorno di Natale dello scorso anno, per invitare i migranti che si trovavano in Serbia a presentarsi in massa al confine croato al fine di ottenere un permesso di transito”.

Non solo, il ministro inserisce nel suo comunicato anche un riferimento diretto al caso di Dragan Umičević, il volontario dell’associazione umanitaria “Are you Syrious? ” recentemente condannato in primo grado al pagamento di 60mila kune di multa (circa 8mila euro) per aver aiutato alcuni migranti ad attraversare illegalmente la frontiera serbo-croata. Il rapporto dell’Unhcr - precisa infatti il ministro nel suo comunicato - fa anche riferimento a delle affermazioni fatte dal volontario condannato. Un passaggio che non è passato inosservato tra gli attivisti dell’associazione in questione.

Se già all’indomani della condanna, Are you syrious? aveva accusato il governo di aver montato il caso come atto di ritorsione contro il lavoro dell’organizzazione (e ha annunciato un ricorso), dopo la pubblicazione del comunicato di Božinović l’ong ha accusato il governo di continuare “a negare l’evidenza”. Mentre ai suoi sostenitori, l’associazione chiede “ma avete visto le foto dei lividi e dei cellulari spaccati?”. Le immagini, a più riprese pubblicate sui social network, sono in effetti rimaste finora senza risposta.

Fonte originale: https://www.balcanicaucaso.org/aree/Croazia/Rifugiati-in-Croazia-preoccupazione-del-CoE-190548
Giovedì, 11 Ottobre 2018

Autore:

Giovanni Vale

OBC Transeuropa

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