Che cos'è l’Educazione alla Cittadinanza Globale


In una società in rapida trasformazione è sempre necessario rinnovare pratiche e saperi, soprattutto in ambito educativo. Una delle interessanti sfide a cui, a livello planetario, siamo oggi chiamati a risponde­re, è quella di ridisegnare il quadro entro cui si sviluppano le competenze di educazione globale. Ma che cos’è l’Educazione alla Cittadinanza Globale?

Il termine inglese global citizenship education indica i ricchi contenuti di una forma di educazione oggi considerata essenziale, inserita nella cultura poliedrica, multiforme e globalizzata delle società contem­poranee. Per riferirsi a tale ambito, in Italia si utilizzano termini diversi, non esattamente sovrapponibi­li all’inglese, quali ad esempio “educazione allo sviluppo”, “educazione interculturale”, “educazione alla cittadinanza”, “educazione all’ambiente sociale e naturale”: volti diversi e complementari di una stessa tensione educativa. Nel documento si fa riferimento al concetto di Educazione alla Cittadinanza Globa­le (ECG), in coerenza con quanto stabilito dall’UNESCO, la principale agenzia internazionale in tema di educazione. Ciò che questo termine vuole indicare, è la necessità di mantenere lo sguardo aperto verso il pianeta, verso la globalità, arricchendo tale ampiezza prospettica con il richiamo concreto all’idea di cittadinanza, una dimensione etica prima che politica, che evoca uno status di “cittadini del mondo” con responsabilità e doveri di impegno attivo e partecipativo, per la creazione di un mondo più giusto e più equo. Educare, riferendosi al senso etimologico del termine, dal latino ex-dūcĕre, significa portare fuori, far emergere: il momento dell’apprendimento in questa prospettiva diviene un modo per conoscere nel­la profondità se stessi e lasciare che il proprio sé interiore emerga e si esprima. Il contesto migliore per conoscersi è certamente il momento dell’incontro con l’alterità, sia naturale che umana.

L’Educazione alla Cittadinanza Globale si fonda sul presupposto che le persone oggi vivono il processo di apprendimento in un contesto globale e, anche se in modo diseguale, interagiscono a livello planetario. In un mondo che è sempre più interdipendente, l’ECG promuove un senso di appartenenza alla comunità globale, un’idea di umanità comune condivisa tra le persone che coinvolge anche la biosfera e l’ambiente naturale. L’ECG comporta la necessità di allargare gli orizzonti educativi per individuare l’identità umana e la sua appartenenza al pianeta terra. Ne emerge la necessità di pensare la cittadinanza come un con­cetto connesso con l’ecologia, basato su una nuova etica ambientale.

L’ECG intende offrire a ciascun abitante del pianeta la possibilità di conoscere e comprendere, nel cor­so della sua vita, i problemi legati allo sviluppo globale e di declinare il loro significato a livello locale e personale, nonché di esercitare i propri diritti e le proprie responsabilità di cittadino di un mondo inter­dipendente e in costante evoluzione, contribuendo altresì al suo procedere verso una maggiore giustizia e sostenibilità.

Il concetto di ECG nasce e si sviluppa negli anni duemila come l’evoluzione più recente dell’educazione alla mondialità, comprendendo anche educazione interculturale, educazione allo sviluppo ed educazione ambientale.

L’ECG mira a costruire e diffondere competenze globali che emergono da diversi approcci relativi a diritti umani, relazioni interculturali, educazione allo sviluppo (sviluppo internazionale, crescita economica, ri­duzione della povertà, sostenibilità ambientale).

Al di là del concetto ideale di Educazione alla Cittadinanza Globale e dello scopo educativo di costruire l’identità simbolica di un cittadino del mondo, risulta però difficile definire nel dettaglio cosa rappresenti davvero l’ECG, proprio a causa della sua apparente ambiguità semantica e della sua ampiezza concettua­le. Per questo dal 2014 l’UNESCO ha promosso una riflessione per indicare i confini di questo approccio educativo. La terminologia è sicuramente oggetto di dibattito, anche perché le diverse lingue e tradizioni culturali hanno consolidato l’utilizzo di vari termini per definire questa tendenza educativa, promossa nel corso degli anni in tutto il mondo da diversi attori. Nel 2015 l’UNESCO ha proposto una definizione largamente condivisa: “La cittadinanza globale si riferisce al senso di appartenenza a una comunità più ampia e a una comune umanità. Essa sottolinea l’interdipendenza politica, economica, sociale e culturale e l’interconnessione tra il livello locale, nazionale e globale”. Gli obiettivi dell’ECG sono legati a:

  • invitare le persone a pensare se stessi come cittadini globali;
  • promuovere la comprensione reciproca fra gli individui e le culture e introdurre modelli di risoluzione dei conflitti;
  • promuovere una serie di principi comuni in base al riconoscimento dei diritti umani;
  • promuovere la partecipazione attiva a tutti i livelli: locale, regionale, statale, provinciale, nazionale e globale.

Questi obiettivi si riferiscono ad un’idea di partecipazione legata al concetto di cittadinanza attiva, sot­tolineando l’importanza di responsabilizzare i cittadini sulle proprie capacità trasformative a livello am­bientale, politico e sociale. I temi connessi si possono riassumere in quattro aree principali:

  • diritti umani (diritti dell’infanzia, diritti di genere e diritti all’autodeterminazione di popoli e genti)
  • ambiente (sostenibilità, modelli di produzione e consumo, cambiamento climatico, biodiversità)
  • giustizia sociale ed economica (povertà, salute e benessere, disuguaglianza e discriminazioni, migra­zioni), intercultura (identità, diversità culturale, sistemi di conoscenza indigeni e tradizionali, pace)

(tratto da documento “Agenda locale per l’Educazione alla Cittadinanza Globale – CCI e Felcos)