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SUMMARY:Storie dalla città
DESCRIPTION:Le storie delle persone che abitano la città\, le nostre storie\, costruiscono il volto e i contorni di questa comunità. Sentirsi parte di un luogo significa sapere di avere voce\, di poter dire e fare per il bene e il bello di quel luogo\, per noi\, per gli altri.  \nCollezionando foto e racconti di cui le e i partecipanti si sentono protagonisti\, il laboratorio renderà visibile la pluralità dei punti di vista e dei percorsi di vita di chi abita Rovereto\, ricostruirà uno sguardo collettivo e inizierà così un percorso di sviluppo di comunità che aprirà spazi e tempi per pensare\, decidere e cambiare insieme i destini della comunità. \nPerché partecipare \n\nPerché la tua storia è importante e contribuirà a costruire un “racconto collettivo” che verrà presentato alla città\nPer ascoltare diversi punti di vista\nPer sapere cosa succede in città\nPer conoscere nuove persone e stare insieme \nPer costruire la comunità in cui vorresti vivere\n\n— \nFacciamo storie! è un progetto per chi abita e vive la città\, persone e organizzazioni. Si propone di contribuire e alimentare un processo di sviluppo di comunità con tutti gli attori interessati: quelli già attivi e quelli che intendono attivarsi.  \nIniziativa a cura del Centro per la Cooperazione Internazionale\, u.o. Competenze per la Società Globale e ATAS onlus\, con il supporto e in dialogo con il Servizio Politiche Sociali del Comune di Rovereto.  \nPuoi scegliere di partecipare in qualunque momento o fase di lavoro! Contattaci! \nsilvia.valduga@atas.it\, 0464 432230
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SUMMARY:Chi ha paura della Libia?
DESCRIPTION:Nel 2011 in Libia crolla il regime fortemente centralizzato del generale Gheddafi. Da allora il paese\, che ha una struttura sociale tribale\, sta vivendo un periodo di forti tensioni e conflitti interni. In questo quadro\, il processo di decentramento\, sancito anche dalla costituzione del 2012\, pone enfasi nel livello locale come la base su cui costruire la struttura del futuro stato libico. Alcuni attori nel paese\, tuttavia\, credono che un eccessivo potenziamento del livello locale corra il rischio di portare alla disgregazione della comunità nazionale. La tensione tra le autorità e le milizie è caratterizzata come una lotta tra il “centro” (o “i centri”)\, che controlla(no) le istituzioni\, il flusso di petrolio e altri beni\, e una “periferia” marginale che può mettere in discussione la legittimità del centro tramite l’uso della forza e l’appello a lealtà locali. \n  \nL’evento proposto intende approfondire le complesse dinamiche che caratterizzano la situazione attuale in Libia e offrire chiavi di lettura per comprendere le sfide che\, nel contesto della globalizzazione\, mettono alla prova i sistemi politici\, la democrazia\, lo stato nazione. L’evento metterà in evidenza il ruolo che in questo quadro possono giocare le autorità locali e in particolare la presenza di un programma europeo a supporto di scambi con omologhe istituzioni locali europee e un percorso di formazione\, a cui il CCI contribuisce. \nIntroduce e coordina \nGabriel Echeverria\, Centro per la Cooperazione Internazionale\, CSG \nInterviene \nGian Franco Damiano\, presidente della Camera di Commercio italo-libica \n  \n  \n \n\nFormatore/i: \nGian Franco Damiano\, Presidente della Camera di Commercio Italo-Libica\nGabriel Echeverria\, CCI – u.o Competenze per la Società Globale    	\nDownload materiale: PDF
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SUMMARY:Giornata internazionale delle fasce bianche
DESCRIPTION:Lo abbiamo fatto\, lo vogliamo rifare. Vogliamo ripetere il gesto\, replicare il silenzio. Vogliamo continuare a costruire pezzi di pace che non c’è\, di pace mancata. \nIl 31 maggio\, alle ore 17.00\, saremo di nuovo lì\, con le nostre fasce bianche al braccio\, con le lenzuola stese sui balconi\, in silenzio\, a gridare il nostro no alle guerre\, a tutte le guerre. \nLo faremo ripetendo il gesto che da Prijedor\, nella Republika Srpska della Bosnia Erzegovina\, negli anni ha conquistato l’Europa. Fu solo un ragazzo a iniziare la protesta\, davanti al municipio\, solo\, in silenzio. Rimase lì\, urlando il suo “non ci sto”. Si mise lì davanti\, senza nessuno accanto\, per dire che la falsa pace della Bosnia Erzegovina non gli andava bene. Il suo essere solo diventò gruppo e poi folla\, negli anni successivi. \nDal 2013 è diventata la Giornata Internazionale delle fasce bianche\, che ad oggi si commemora in diverse città europee. Lo si fa in ricordo dei cittadini non serbi che nel 1992 furono obbligati dalle autorità serbo-bosniache di Prijedor a portare una fascia bianca al braccio per essere riconoscibili e a mettere al balcone delle case un lenzuolo\, per segnalare chi le abitava. Poi\, in 53.000 furono vittime di persecuzione e deportazione\, 31.000 civili vennero rinchiusi nei lager\, 3.173 – di cui 102 bambini e 256 donne – vennero uccisi. \nE’ la storia di una pace che non c’è\, quella che ci raccontano quelle fasce. E’ il racconto di massacri impuniti\, di violenze scordate\, di responsabilità mai ammesse. E’ una storia che ci riguarda e che ripete altre storie. Si ripete ovunque muoiano ragazzi\, donne\, uomini\, anziani\, nella nostra indiferenza. Si replica sotto le bombe in Yemen\, nelle guerre di Libia\, Siria. Si rinnova ovunque la fine dei combattimenti non abbia portato il suono della pace: Kosovo\, Cipro\, Corea\, Colombia\, le terre d’Africa. Tutto questo “ci riguarda”. \nPer queste ragioni il 31 maggio torneremo in strada a Trento\, in Piazza Santa Maggiore alle 17.00\, con le nostre fasce bianche e in silenzio. Lo faremo per continuare a ricordare. Lo faremo per ribadire che la pace va costruita con fatica\, ogni giorno\, rispettando i diritti di ogni individuo\, consentendogli di vivere con il proprio lavoro\, le proprie idee\, le proprie convinzioni. Lo faremo perché la libertà degli altri è la nostra libertà. Lo faremo\, perché è giusto. Lo faremo “Jer me se tiče” (Perché mi riguarda)\, usando il nome che si è dato il movimento di giovani bosniaci che dal 2013\, ogni 31 maggio\, si mettono la fascia bianca al braccio in memoria di tutte le vittime civili di Prijedor. \nHanno manifestato la loro adesione: \nAssociazione Trentino Con i Balcani onlus \nAssociazione Progetto Prijedor \nForum trentino per la pace e i diritti umani \nOsservatorio Balcani Caucaso Transeuropa/ Centro per la Cooperazione Internazionale \nAssociazione 46° Parallelo \nFondazione Franco Demarchi \nOrganizzazioni di FArete \nCoordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
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SUMMARY:Populismo in Turchia
DESCRIPTION:“Globalizzazione vuol dire integrazione dei mercati\, soprattutto dei beni e dei capitali\, con aumento delle pressioni competitive\, maggiore circolazione di beni e servizi tra paesi e riduzione delle differenze di prezzo. E proprio alla competizione di paesi a basso costo del lavoro\, allo spiazzamento di lavoro poco qualificato nei paesi avanzati\, – ha dichiarato Tito Boeri\, direttore scientifico del Festival dell’Economia – che viene imputata la richiesta pressante di una chiusura delle frontiere e la rivoluzione in corso nelle rappresentanze politiche dei paesi occidentali. Negli ultimi anni in molti paesi si è assistito all’affermazione di partiti che contrappongono il popolo all’élite e che invocano il protezionismo e il ripristino della sovranità nazionale. L’ideologia è relativamente semplice: c’è un popolo inteso come un blocco omogeneo cui si contrappone un’èlite altrettanto omogenea nell’essere corrotta e lontana dai problemi dei cittadini. In mezzo a queste due entità non c’è spazio per corpi intermedi”.\nCosa spiega questi sviluppi che modificano radicalmente le tradizionali divisioni fra destra e sinistra\, gli assi del conflitto politico e che hanno già messo in crisi le socialdemocrazie europee? Questo interrogativo\, che ha stimolato molta ricerca economica negli ultimi anni\, sarà al centro della quattordicesima edizione del Festival dell’Economia di Trento (30 maggio- 2 Giugno 2019) il cui tema è appunto: Globalizzazione\, nazionalismo e rappresentanza. \nNegli ultimi diciassette anni la Turchia ha registrato grandi cambiamenti. L’iniziale fase riformista è stata soppiantata da un assetto autoritario e la crescita da una profonda crisi economica. Solo il potere di Erdogan è rimasto inalterato. Ma grazie a quali strategie economiche e politiche? \nIntroduce Mario Raffaelli\, presidente del Centro per la Cooperazione Internazionale di Trento \nIntervengono: \n– Fazila Mat\, ricercatrice OBC Transeuropea/CCI \n– Cengiz Aktar\, politologo e scrittore \n– Esra Çeviker Gürakar\, economista politica. \nSi veda il programma completo del Festival dell’Economia   \nINFO: \nOBC Transeuropa/CCI \nTel: +39 0461 1828600 \nmail: segreteria@balcanicaucaso.org \nweb: www.balcanicaucaso.org
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