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SUMMARY:Crisi del sistema multilaterale: fine di un’illusione?
DESCRIPTION:L’iniziativa rientra nel programma di eventi organizzati a Rovereto per celebrare il Centenario della Campana della Pace\, monumento cittadino costruito all’indomani della Prima guerra mondiale per commemorare tutti i caduti e sollevare un monito per la ricerca della pace.  \n\n\nVisto dai paesi colonizzati non c’è mai stato un sistema multilaterale giusto\, credibile\, non imperialista. Negli ultimi anni la promessa di rendere il diritto internazionale uno strumento di giustizia universale è sembrato sfumare per l’uso selettivo da parte dei suoi fondatori europei. Guantanamo\, l’invasione dell’Iraq e dell’Afghanistan\, il sostegno al genocidio di Israele in Palestina\, la messa in discussione delle corti internazionali hanno mostrato a tutti le responsabilità occidentali nella profonda crisi del sistema multilaterale.\nL’imperialismo russo ha una storia diversa ma non meno devastante sugli sforzi di democratizzare le relazioni internazionali. Se la collaborazione durante la guerra al terrore ha oscurato la violenza estrema esercitata da Mosca contro le sue periferie\, la risposta all’invasione su larga scala dell’Ucraina ha riportato l’occidente al linguaggio da guerra fredda contro l’impero del male.\nOggi che le nuove potenze del cosiddetto sud globale si organizzano in chiave anti-occidentale\, siamo sicuri da europei di voler cestinare tutto quanto avevamo faticosamente costruito dopo la seconda guerra mondiale?\nDove cerchiamo la via di uscita al cupo presente per sperare di poter affrontare le enormi sfide che abbiamo di fronte: dalla giustizia climatica alla costruzione di un ordine internazionale che tenga conto dei diritti di tutti? \nNe discutono:\nFrancesco Mazzucotelli\, professore di medio oriente a Pavia e coordinatore di MolteFedi\nMarco Pertile\, professore ordinario di diritto internazionale a Trento\nIn dialogo con:\nLuisa Chiodi\, direttrice di OBCT\, Centro per la Cooperazione Internazionale
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SUMMARY:Media e potere in un mondo diseguale: quale ruolo per l'informazione?
DESCRIPTION:L’iniziativa rientra nel programma di eventi organizzati a Rovereto per celebrare il Centenario della Campana della Pace\, monumento cittadino costruito all’indomani della Prima guerra mondiale per commemorare tutti i caduti e sollevare un monito per la ricerca della pace.  \n\n\nUn media comunitario in un contesto internazionale dove i rapporti di potere sono tanto sbilanciati può davvero essere uno strumento democratico?\nOBCT nato nel 2000 a Rovereto come portale di informazione online www.balcanicaucaso.org festeggia i suoi primi 25 anni di vita dialogando con altre due testate nate dalle aspirazioni della società italiana: Altreconomia e Valigia Blu. Il tema è la copertura degli affari internazionali ed il rischio connesso di diventare involontariamente strumento di oppressione e sfruttamento in un mondo dove i rapporti di forza sono profondamente iniqui. \nNe discutono:\nLuisa Chiodi\, OBCT\, Centro per la Cooperazione Internazionale\nDuccio Facchini\, Altreconomia\nMatteo Pascoletti\, ValigiaBlu\nIn dialogo con:\nChiara Sighele\, direttrice del Centro per la cooperazione internazionale
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SUMMARY:Cinema - Souvenirs of War
DESCRIPTION:L’iniziativa rientra nel programma di eventi organizzati a Rovereto per celebrare il Centenario della Campana della Pace\, monumento cittadino costruito all’indomani della Prima guerra mondiale per commemorare tutti i caduti e sollevare un monito per la ricerca della pace.  \n\n\nSouvenirs of war intraprende un viaggio saggistico in Bosnia Erzegovina\, circa tre decenni dopo la fine della guerra nel paese\, quando molti luoghi di dolore sono diventati attrazioni turistiche. Un viaggio lungo la linea sottile tra turismo oscuro e memoria empatica.\nMentre alcuni si divertono con i giochi di combattimento sugli autentici campi di battaglia\, altri continuano a lottare per trasformare la loro eredità traumatica in un’opportunità per un nuovo futuro. \nCon:\nGeorg Zeller\, regista\nMarco Abram\, ricercatore di OBC Transeuropa \nProiezione in collaborazione con Nuovo Cineforum Rovereto\, La Foresta – Accademia di Comunità e MITAG\, nell’ambito della mostra “Diario dal fronte. Fotografie di Livio Senigalliesi 1991-2020”. \nSouvenirs of War (Georg Manuel Zeller Italia / 2023 / 75′)
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SUMMARY:A proposito di riarmo europeo: difesa comune o militarizzazione?
DESCRIPTION:L’iniziativa rientra nel programma di eventi organizzati a Rovereto per celebrare il Centenario della Campana della Pace\, monumento cittadino costruito all’indomani della Prima guerra mondiale per commemorare tutti i caduti e sollevare un monito per la ricerca della pace. \n\n\nSbilanciamoci ha da poco pubblicato il libro Europa a mano armata per approfondire vari aspetti del piano di riarmo europeo e delle prospettive di sicurezza per l’Europa. \nNe discutono:\nFutura D’Aprile\, curatrice del volume e giornalista freelance\, esperta di Medio Oriente e del settore Difesa\nRaul Caruso\, professore di economia internazionale ed economia della pace all’Università Cattolica di Milano e direttore del Centro Europeo di Scienze della Pace di Tirana\nGiorgio Comai\, ricercatore OBCT\, Centro per la Cooperazione Internazionale. \nSaluto introduttivo:\nAntonio Trombetta\, presidente del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani \n\nRegistrazione dell’incontro:
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SUMMARY:Tra violenza e solidarietà: nuovi sguardi sulle guerre jugoslave
DESCRIPTION:L’iniziativa rientra nel programma di eventi organizzati a Rovereto per celebrare il Centenario della Campana della Pace\, monumento cittadino costruito all’indomani della Prima guerra mondiale per commemorare tutti i caduti e sollevare un monito per la ricerca della pace. \n\n\nIn occasione della mostra di Livio Senigalliesi sui conflitti della seconda metà del Novecento\, ospitata dal MITAG\, due recenti volumi pubblicati in Italia offrono nuovi strumenti per comprendere le guerre jugoslave\, mettendo in luce sia le dinamiche della violenza sia lo sviluppo di reti transnazionali e forme di solidarietà\, con particolare attenzione ai legami con l’Italia. \nNe discutono:\nSimone Malavolti\, autore di Nazionalismi e “pulizia etnica” in Bosnia-Erzegovina. Prijedor (1990-1995)\nEloisa Betti e Benedetto Zaccaria\, curatori di L’Italia e le guerre jugoslave. Reti solidali\, società civile\, istituzioni\nMarco Abram\, ricercatore e formatore storico per OBCT presso il Centro per la Cooperazione Internazionale \n\nRegistrazione dell’incontro:
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LOCATION:MITAG – Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto\, Via Castelbarco 7\, Rovereto\, Italy
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SUMMARY:Documentario Il cielo sopra Zenica
DESCRIPTION:L’iniziativa rientra nel programma di eventi organizzati a Rovereto per celebrare il Centenario della Campana della Pace\, monumento cittadino costruito all’indomani della Prima guerra mondiale per commemorare tutti i caduti e sollevare un monito per la ricerca della pace. \n\n\nIl film racconta la lotta dei cittadini di Zenica\, una città bosniaca di medie dimensioni\, per il bene comune e per un futuro sostenibile. Tuttavia\, il denaro\, il potere e la politica si rivelano avversari tossici\, almeno quanto l’inquinamento che minaccia le loro vite.\nAttraverso lo sguardo dei cittadini che vivono in prima persona le conseguenze\, Il cielo sopra Zenica dà voce a chi spesso resta inascoltato\, svelando i complessi meccanismi che rallentano l’adozione di politiche sostenibili nella città\, riflettendo dinamiche simili a quelle presenti in molte altre comunità nel mondo. \nLa proiezione sarà introdotta da:\nMatteo Zadra\, Nuovo Cineforum Rovereto\nJens Woelk\, Scuola Studi Internazionali\, Università di Trento \nIl cielo sopra Zenica\, di Nanna Frank Møller\, Zlatko Pranjić\n(BiH-DK\, 2024\, b/n e colore\, 90’\, v.o. bosniaca con sottotitoli in inglese) \nL’evento si svolge in collaborazione con Nuovo Cineforum Rovereto e con Alpe Adria Cinema – Trieste. \n\nInfo e biglietti 
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LOCATION:Auditorium Fausto Melotti – Corso Angelo Bettini 43 – Rovereto\, Corso Angelo Bettini 43\, Rovereto (TN)
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SUMMARY:Quando finisce una guerra?
DESCRIPTION:Il 21 novembre 1995 nella base militare di Wright-Patterson\, in Ohio fu raggiunto l’Accordo quadro generale per la pace in Bosnia Erzegovina che sancì la fine della guerra in Bosnia Erzegovina durata tre anni e mezzo. \nA trent’anni da allora\, una riflessione sulla Bosnia Erzegovina di oggi e sulle molte dinamiche generate dalla guerra e lasciate irrisolte da quella pace\, come l’emigrazione dei cittadini verso l’UE\, l’arrivo di migranti che non si stabiliscono nel Paese\, il lungo percorso di adesione all’Europa e le continue tensioni politiche. \nNe discutono:\nLuisa Chiodi – direttrice di OBC Transeuropa\, Centro per la Cooperazione Internazionale\nChristian Elia – giornalista e scrittore\nCamilla de Maffei – fotografa documentarista \nTerzo appuntamento del calendario di eventi organizzati a Rovereto nell’ambito del Centenario della Campana della Pace\, monumento cittadino costruito all’indomani della Prima guerra mondiale per commemorare tutti i caduti e sollevare un monito per la ricerca della pace.  \nRegistrazione dell’evento
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SUMMARY:Zograf e la Serbia che protesta tra ieri e oggi
DESCRIPTION:Dopo molti mesi di proteste civiche guidate dalle studentesse e dagli studenti in Serbia\, proponiamo un dialogo pubblico con Aleksandar Zograf\, pseudonimo di Saša Rakezić\, una delle voci più importanti del graphic journalism in Serbia. Zograf si è fatto conoscere al pubblico italiano e internazionale con i propri reportage a fumetti dalla Serbia degli anni Novanta e Duemila. Le sue opere sono state tradotte in diversi paesi\, in Italia tra gli altri da Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa. Recentemente\, un racconto di Zograf sulle mobilitazioni a Belgrado e nel resto del paese è stato pubblicato da Internazionale \nDialoga con l’autore Marco Abram\, OBC Transeuropa\, Centro per la Cooperazione Internazionale
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LOCATION:Biblioteca Civica “Geronimo Tartarotti” di Rovereto\, Corso Bettini 43\, Rovereto\, Italy
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SUMMARY:Bielorussia: 30 anni di regime in 30 manifesti
DESCRIPTION:Mostra di Arthur Vakarov \nIl 20 luglio 2024 il potere autoritario di Lukašenka in Belarus ha compiuto 30 anni. Riflettendo su questo triste anniversario\, Arthur Vakarov\, noto grafico e designer bielorusso Arthur Vakarov\, costretto all’esilio\, ha ideato il progetto “Bielorussia: 30 anni di regime in 30 manifesti”: un potente viaggio visivo che racconta tre decenni di regime in Bielorussia attraverso la grafica\, mettendo in luce le implicazioni politiche\, sociali e culturali di un governo autoritario. \nVisitabile dalle 9.00 alle 13.00  \nROVERETO\, Palazzo Todeschi\, via Tartarotti  \npresso la sede roveretana del Centro per la Cooperazione Internazionale \npiano terra (ex uffici INPS)  \nEntrata libera  \nPer programmare una visita al di fuori dell’orario di apertura scrivere a: info@cci.tn.it  \nPromossa da CCI  \nCon il supporto di Comune di Rovereto Città della pace \nPresentazione della mostra da parte di Arthur Vakarov \n«Il 2024 è stato un anno di importanti appuntamenti elettorali in tutto il mondo e di drammatici conflitti. Con così tante elezioni e la guerra in Ucraina\, questo è un tempo di grandi prove per il movimento democratico e progressista globale. In questo contesto una data tragica per la Belarus potrebbe passare inosservata: il 20 luglio 2024 il potere autoritario di Lukašenka in Belarus ha compiuto 30 anni\, un “anniversario buio” per il nostro Paese. Siamo testimoni ormai in tutto il mondo del risveglio di idee populiste e autoritarie. In questo contesto la situazione bielorussa non fa che confermare questa tendenza allarmante. L’indifferenza e l’affidamento alla propaganda conducono a conseguenze catastrofiche. Cari Europei! Guardate a noi bielorussi: siamo la testimonianza vivente di quanto sia facile eleggere un dittatore come pure di quanto sia difficile e di quali sacrifici costi sbarazzarsene. Sono un designer. Il mio mestiere consiste nell’evidenziare i processi sociali e pubblici\, sfidandoli in modo creativo. Sei mesi fa quando stavo riflettendo su questo triste anniversario e le sue conseguenze mi venne l’idea di un progetto. Per sei mesi la mia mente era dominata da pensieri su come rendere visualmente questo numero 30. Così ho deciso di creare 30 manifesti\, ognuno di loro rappresenta gli esiti terribili del governo di Lukašenka per su società\, politica\, economia e cultura. Ho concettualizzato tali conseguenze in due ambiti: generale\, statisticamente rilevante per tutti\, e personale. L’aspetto generale riguarda cioè l’intero Paese e ciascuno dei suoi abitanti\, senza distinzione per fede politica e stato sociale. Tutti sentono il peso della dittatura: sono impauriti\, impoveriti\, sono in lutto e soffrono. L’ambito personale si sviluppa intorno a sentimenti e pensieri\, i miei e quelli dei miei amici che per tutta la loro vita hanno combattuto contro la tendenza ad adattarsi al ruolo di “tranquilli” prigionieri rinchiusi in una sorta di campo di concentramento chiamato “Belarus”. Molti bielorussi eccezionali hanno pagato con la libertà la difesa della propria dignità. Alcuni sono stati uccisi dal regime. Molte altre persone sono dovute fuggire dal Paese per evitare il carcere e per un lungo tempo (o per sempre?!) hanno perso familiari\, amici\, lavoro e casa. Ma nonostante le prove che l’esilio comporta non dobbiamo rinunciare ai tentativi di liberare la Belarus dalle grinfie della dittatura e dell’impero. Non dobbiamo abbandonare la cultura bielorussa\, ma anzi diffonderla\, perché è la cultura che in futuro renderà la Belarus un Paese europeo\, in cui le persone saranno felici di vivere.» \nProfilo biografico di Arthur Vakarov \nNato a Minsk\, capitale della Belarus\, dove ha vissuto per 47 anni\, finché fu costretto a fuggire per evitare la repressione politica. Ha trascorso tutta la vita come grafico ed è stato riconosciuto come uno dei designer più influenti della Belarus. Negli ultimi vent’anni ha principalmente sviluppato progetti in ambito nazionale e culturale\, ha lavorato anche per media indipendenti\, per gruppi musicali\, per scrittori e per organizzazioni pubbliche. Per la Belarus ha conquistato diversi premi internazionali nel campo del design\, tra cui il Gran Premio alla Biennale del Design di Kiev nel 2001 e il primo posto al festival “Red Apple” di Mosca nel 2001\, poi al festival del design di Tbilisi nel 2001 e il premio al festival del design “Adnak” di Minsk. Nonostante questi riconoscimenti il regime di Lukashenko\, per il suo lavoro di grafico\, lo ha ritenuto un estremista e lo ha condannato a sette anni di prigione. Ha così dovuto ricominciare da zero in Polonia. Il progetto “30 anni di dittatura in 30 manifesti” è stato esposto a Vilnius\, Varsavia\, Danzica\, Stoccolma e Tallinn. \nPer approfondire \nVideo: Giulia Florio e Marco Puleri presentano la mostra durante Estival 2025 \nVideo: Belarus: il coraggio della libertà \nLibro: Il volume Bielorussia viva tra dittatura e resistenza (1994-2024)\, edito da Morcelliana Scholé\, contiene i trenta manifesti di Arthur Vakarov per la prima volta pubblicati in Italia e scritti dei nostri Giulia De Florio e Marcello Flores e di Francesco Brusa e Filippo Perrini.
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