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SUMMARY:La vita a modo mio
DESCRIPTION:Wilfred Thesiger è stato l’ultimo dei grandi quanto eccentrici esploratori inglesi\, una figura leggendaria per i suoi viaggi in alcuni dei luoghi più inaccessibili della terra. Bambino\, vide l’ingresso vittorioso dell’esercito di Ras Tafari a Addis Abeba\, dopo una guerra sanguinosa e all’arma bianca\, con il nemico sconfitto e ferito in catene; a 22 anni fece la sua prima spedizione nel selvaggio territorio dei Dancali\, lì dove lo status tribale dipendeva dal numero di uomini uccisi e castrati. I suoi libri più famosi\, Arabian Sands e The Marsh Arabs\, sono il racconto dei suoi soggiorni nell’Empty Quarter e nelle paludi dell’Iraq del sud. In questa autobiografia\, dove lirismo e ironia si fondono in maniera ammirevole\, Thesiger racconta le persone che più profondamente lo segnarono\, come per esempio Henry de Monfreid\, e gli eventi che lo spinsero a vivere seguendo il proprio istinto e offre al lettore le chiavi per entrare in una vita e un mondo di leggenda.
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SUMMARY:Libera. Diventare grandi alla fine della storia
DESCRIPTION:Un racconto di segreti di famiglia e di risveglio politico in mezzo a un regime fatiscente. Una riflessione sentimentale sulla libertà in un memoir sulla fine del comunismo nei Balcani\, pieno di icone del Novecento che prendono vita e diventano personaggi straordinari. \nPer la brillante e precoce undicenne Lea Ypi\, il socialismo in stile sovietico dell’Albania aveva la promessa di un futuro preordinato\, una garanzia di sicurezza tra compagni entusiasti. Questo finché non si è trovata aggrappata a una statua di pietra di Joseph Stalin\, appena decapitata dalle proteste degli studenti. Il comunismo non era riuscito a realizzare l’utopia promessa. La biografia di ciascun cittadino\, definita dall’appartenenza di classe e da altri elementi tutti legati al passato\, poneva limiti rigidi al futuro individuale. Quando i genitori di Lea parlavano di parenti che andavano all’università o che si laureavano\, parlavano di gravissimi segreti che Lea faticava a capire. E quando i primi anni novanta videro l’Albania e altri Paesi balcanici cominciare una transizione esuberante verso il libero mercato\, gli ideali occidentali di libertà portarono il caos: una distopia di schemi piramidali\, crimine organizzato e trafficanti di sesso. Una nonna elegante\, intellettuale e francofona\, un padre radical chic e una madre thatcheriana e ferocemente antisocialista\, Lea Ypi cresce attraversando questi tempi di rivoluzioni e di grande disorientamento\, con un’educazione politica unica e ricchissima\, e lo racconta con grande talento letterario. Oggi Lea Ypi è una delle giovani filosofe politiche più all’avanguardia nel mondo ed è una voce di spicco della sinistra nel Regno Unito. Il suo memoir offre una prospettiva fresca e avvincente sulla relazione tra personale e politico\, tra valori e identità\, e pone domande urgenti sul prezzo della libertà. \nLea Ypi è saggista\, esperta di marxismo e di teoria critica. Professore di Political Theory alla London School of Economics\, ha fatto ricerca e ha insegnato nelle maggiori università del mondo: alla Sapienza\, a Sciences Po\, all’Università di Francoforte\, al Wissenschaftszentrum di Berlino\, all’Istituto italiano per gli studi storici di Napoli. Tra i suoi libri: Global Justice and Avant-Garde Political Agency (Oxford University Press\, 2012)\, The Meaning of Partisanship (con J. White\, Oxford University Press\, 2016)\, Stato e avanguardie cosmopolitiche (trad. it. Laterza\, 2016)\, Libera. Diventare grandi alla fine della storia (Feltrinelli\, 2022). \nIntervengono: \nl’autrice Lea Ypi\, intervistata da Giorgio Gizzi di Libreria Arcadia\, con il contributo di Artan Puto – professore di Storia Contemporanea dell’Università di Tirana e Luisa Chiodi – direttrice di OBC Transeuropa. \nE’ consigliata la prenotazione compilando questo modulo\, oppure scrivendo all’indirizzo: info@libreriarcadia.com o chiamando il numero 0464-755021. \nÈ richiesto un contributo di 3€ a persona che sarà interamente restituito in caso di acquisto nella serata di una copia del libro presentato. \nINFO: \nLibreria Arcadia \nVia Felice e Gregorio Fontana 16 – Rovereto \nweb: https://www.libreriarcadia.com/
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SUMMARY:Fare memoria a Srebrenica
DESCRIPTION:Si parlerà di come fare memoria a Srebrenica\, tra negazionismo e storia. A partire dalle responsabilità criminali stabilite dal Tribunale Penale per i Crimini di guerra in ex-Jugoslavia (ICTY) a quelle politiche e morali della comunità internazionale nella (mala)gestione del conflitto e del post-conflitto: cosa significa fare memoria a Srebrenica\, cosa succede dopo una guerra e qual è lo stato della ricostruzione di una società devastata poco più di venticinque anni fa da una guerra e da un genocidio? \nIntervengono: \n\nEmir Suljagić\, direttore del Srebrenica Memorial Center\, testimone diretto\, già traduttore presso il battaglione dei caschi blu stanziato a Srebrenica\, autore di “Cartoline dalla fossa. Diario di Srebrenica” (Beit 2010\, Marotta e Cafiero 2022)\nEdin Ikanović\, coordinatore locale del progetto Srebrenica 2.0 \nAlmir Salihović\, responsabile dei progetti sulla Oral history del Srebrenica Memorial Center\nStefano Petrungaro\, storico\, docente di Storia dell’Europa Orientale a Ca’ Foscari\nModera l’incontro Luisa Chiodi\, direttrice Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa – Unità operativa Centro per la Cooperazione Internazionale.\n\nTraduzione BiH/ITA a cura di Edvard Cucek e Andrea Rizza Goldstein.
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SUMMARY:31 maggio\, Giornata Internazionale delle Fasce bianche
DESCRIPTION:L’iniziativa è come sempre firmata dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani\, dall’Associazione Trentino con i Balcani\, dall’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo\, dall’Associazione Progetto Prijedor e da Unimondo\, con l’adesione di molti altri gruppi\, associazioni\, singole persone. Più o meno a quell’ora\, quel 31 maggio\, manifesteranno un altro centinaio di città europee. \nContemporaneamente\, poi\, migliaia di persone saranno in piazza proprio a Prijedor\, città della repubblica Srpska – la parte serba della Bosna Erzegovina – \, dove tutto è iniziato. Il 31 maggio del 2012\, infatti\, un ragazzo giovane\, Emir Hodžić\, si legò al braccio una fascia bianca e si mise solo\, in piedi\, nella piazza del municipio. Non disse nulla. Rimase zitto. Voleva protestare contro l’assordante silenzio delle autorità di Prijedor. Voleva si condividesse il ricordo di quello che era accaduto vent’anni prima\, il 31 maggio 1992. \nQuel giorno\, a Prijedor\, era arrivato l’odio. Le autorità serbe obbligarono tutti i cittadini non-serbi a mettere uno straccio o un lenzuolo bianco alle finestre di casa. Per essere riconoscibili anche fuori\, in strada\, furono obbligati a mettere una fascia bianca al braccio. Così\, iniziò la tragedia. In pochi mesi 31.000 civili di Prijedor\, tutti rigorosamente non serbo – ortodossi\, vennero rinchiusi nei lager. 53.000 persone furono vittime di persecuzione e deportazione. Quelli uccisi furono 3.173. 102 erano bambini. \n\nVideo-messaggio da Edin Ramulić\, promotore dell’iniziativa della Giornata Internazionale delle Fasce Bianche a Prijedor\, nonché vittima diretta dell’odio che prevalse nella città negli anni ’90. Imprigionato a 22 anni dalle autorità serbe\, perse il padre e il fratello che furono prima torturati e poi uccisi. \n\n  \n    \n    \n      Carica contenuto Facebook
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