Rifugiati afghani: la risposta della società civile croata

Le immagini dei civili stipati all'aeroporto di Kabul in cerca di salvezza hanno colpito l'opinione pubblica europea che si chiede come poter aiutare. In Croazia una risposta concreta arriva da chi da anni si occupa di richiedenti asilo, in maggioranza afghani

Persone in attesa a Kabul 18 agosto 2021 © john smith 2021/Shutterstock

Kabul, 18 agosto 2021 © john smith 2021/Shutterstock

Con le notizie in arrivo dall’Afghanistan, anche nei paesi attraversati dalla cosiddetta rotta balcanica è stato grande lo sgomento dell’opinione pubblica. In Croazia, la rete “Are You Syrious ”, che si occupa di informazione e advocacy sul tema migrazione ha risposto invitando ad attivarsi con coloro che già sono nel paese: “Non riusciamo a restare a guardare le orribili foto che arrivano dall'Afghanistan in questi giorni. C’è però molto altro che possiamo fare. Possiamo, ad esempio, fornire sostegno alle persone già nel nostro paese o ai nostri confini. Lo sapevate che la stragrande maggioranza dei nostri utenti [migranti e richiedenti asilo, ndr] è di quel paese?”.

Scriveva così "Are You Syrious" in un post pubblicato il 16 agosto su Facebook , per rispondere e allo stesso tempo denunciare la situazione dei migranti e richiedenti asilo in Croazia, in maggioranza, appunto, afghani: “Molti di loro sperano nella possibilità di restare qui, trovare asilo, trovare lavoro e andare a scuola. Sembra semplice, ma in pratica non lo è, perché ottenere asilo in Croazia per gli afghani è una missione impossibile da molto tempo.”

Infatti, la risposta della Croazia alle richieste di protezione internazionale e asilo da parte di cittadine e cittadini afghani arrivati nel paese dopo il lungo viaggio fino in Turchia, e dalla Turchia attraverso la penisola balcanica, è stata finora minima. In base alle statistiche ufficiali del ministero degli Affari interni della Croazia, al 30 giugno 2021 risultano registrati 692 richiedenti afghani (384 uomini e 308 donne) con una crescita sensibile rispetto ai due anni precedenti: le richieste di protezione da parte di afghani su 12 mesi sono state 934 nel 2020 e 295 nel 2019. Ma è stato finora bassissimo il numero dei riconoscimenti della protezione sussidiaria o dell’asilo: nel 2020 sono stati 9, mentre dal 2006 al 2018 solo 44 cittadini afghani hanno ottenuto questo diritto.

Una percentuale di riconoscimento in primo grado della protezione o dell’asilo a profughi afghani molto più bassa della media europea. Quest’ultima si attesta al 59%, per altro con differenze significative da paese a paese: ad esempio nel 2020, secondo dati della Commissione europea , il tasso varia dall’1% in Bulgaria al 93% in Italia. Da ricordare inoltre che molti paesi dell’UE, compresa la Croazia, ritengono l’Afghanistan “paese sicuro”, come denuncia ancora "Are You Syrious": “(...) sono molti i cittadini afghani che negli ultimi anni sono stati oggetto di rimpatrio forzato, e nel loro paese hanno subito torture o sono stati uccisi”.

Questi dati emergono anche dal testo di Matteo Villa ricercatore di ISPI, pubblicato il 18 agosto : “Tra il 2008 e il 2020 i paesi europei (compresi gli extra-Ue come Regno Unito, Norvegia e Svizzera), hanno ricevuto 600.000 richieste d’asilo da profughi afghani e ne hanno accolte 310.000. Dunque 290.000 afghane e afghani si sono visti opporre un diniego. Di queste persone, circa 70.000 sono già state rimpatriate.” Certo, ricorda Villa, i paesi dell’UE a seguito della presa di potere da parte dei talebani, hanno deciso di sospendere i rimpatri. Ma aggiunge: “Non basta una moratoria se poi la persona che non viene rimpatriata non ha un permesso di soggiorno e una protezione nel paese in cui vive, e non può dunque rimanere in Europa se non in condizione di irregolarità”.

Un problema sollevato anche dalla piattaforma della solidarietà civile internazionale CROSOL - formata da diverse organizzazioni tra cui "Are You Syrious" - in una lettera rivolta al premier Plenković e a tutti i ministri del suo governo, oltre che ai parlamentari ed europarlamentari croati. Si chiede di sostenere l’accoglienza urgente dall’Afghanistan in Croazia dei gruppi di persone più a rischio come donne, attivisti per i diritti umani, persone LGBTI, ma anche di riconoscere a tutti i profughi, già scappati precedentemente dall’Afghanistan, il diritto a essere assistiti e non respinti alle frontiere.

“Gli afghani costituiscono attualmente la maggioranza dei profughi che attraversano la rotta balcanica e si trovano soprattutto in vicinanza dei nostri confini”, ha ricordato ancora "Are You Syrious" nel suo post. "E la Croazia è conosciuta come una delle frontiere esterne più violente dell'Unione Europea, dove i profughi vengono accolti con l’uso di manganelli, cani, teaser e armi da fuoco. Lo sapevate che oltre 20.000 espulsioni illegali e violente di potenziali richiedenti asilo avvengono ogni anno alle frontiere croate?”. Una denuncia per altro supportata da decine di rapporti realizzati negli anni da diverse organizzazioni locali e internazionali, che il ministero dell’Interno croato ha sempre negato.

Alla lettera della CROSOL ancora non è stata data risposta ufficiale. Il 18 agosto il ministro per gli Affari esteri ed europei, Gordan Grlić Radman, a seguito dell’evacuazione da Kabul di 26 cittadini croati, ha dichiarato : “La Croazia adempirà al suo dovere di proteggere le persone che hanno lavorato per anni accanto alla missione delle forze croate in Afghanistan. Si tratta di 20 persone, altamente istruite, come traduttori, con ottime competenze linguistiche.”

Nello stesso giorno il ministro dell'Interno, Davor Božinović, all'incontro d'urgenza sulla crisi afghana tenutosi tra i ministri degli Interni dei paesi UE a Bruxelles, in poche parole ha affermato che il 2015 [quando avvenne l'esodo di quasi 1 milione di rifugiati lungo la rotta balcanica , in maggioranza siriani, ndr] non deve ripetersi e, come riporta la Tv di stato HRT , ha dichiarato: "Accoglierli non sarebbe una soluzione per l'UE o per gli stessi cittadini dei paesi da cui provengono. Ecco perché è importante impegnarsi, quando si parla di Afghanistan e dei paesi vicini, che attraverso l'UNHCR siano garantite lì le condizioni affinché quelle persone vi rimangano e che venga loro fornita tutta l'assistenza possibile che l'Europa può fornire".

Mentre il 22 agosto, il presidente della Repubblica Zoran Milanović dopo aver commentato la situazione in Afghanistan e il ritiro da quel paese, sul tema dei profughi in fuga ha dichiarato che dovrebbero essere i paesi più grandi ad occuparsene: “Dovrebbero essere accolti dagli Stati Uniti. Noi possiamo ospitarne simbolicamente un numero minimo. (…) Bisogna sempre mostrare umanità, ma anche prendersi cura dei propri interessi. Non sono favorevole a dire di no, ma ci sono dei limiti. Il nostro confine non è troppo elastico, quindi riceverei una ventina di persone”.

Una situazione, quella afghana, che era conosciuta da tempo, ha sottolineato la portavoce di Are You Syrious, Tatjana Tadić, in studio alla TV N1 . E ha aggiunto: “Avevamo avvertito che il controllo territoriale dei talebani era cresciuto negli anni. Sapevamo che potevamo aspettarci più persone ai nostri confini e quel numero è in crescita dall’anno scorso. (…) È chiaro che pochi paesi europei accetteranno ponti aerei, evacuazioni... Ma possiamo aiutare le persone che sono già qui. Persone che hanno già sofferto in passato sotto i talebani… tutto questo dura da molto più tempo di quanto sia visibile. Persone che vengono persino tre volte al giorno nei nostri uffici, per chiedere aiuto”.

Un aiuto che, ha concluso Tatjana Tadić, negli ultimi giorni viene offerto a piene mani da cittadine e cittadini croati: “Stanno chiamando, siamo sopraffatti dai messaggi, la gente vuole offrirsi volontaria. Le persone vogliono aiutarli, e dobbiamo impegnarci a fare contro-narrativa rispetto a chi dice che non è così”.

Fonte originale: https://www.balcanicaucaso.org/aree/Croazia/Rifugiati-afghani-la-risposta-della-societa-civile-croata-212477
Mercoledì, 25 Agosto 2021

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