Nicole Corritore 4 marzo 2022
Dmitrij Muratov - Gregory Stein Shutterstock

Ieri mattina, 3 marzo, la Commissione diritti umani del Parlamento europeo nell’ambito del “Dibattito sullo stato dello spazio democratico e della società civile in Russia”, ha dialogato con alcuni esponenti di spicco della società civile russa che si stanno battendo contro la guerra in Ucraina. Tra questi, il caporedattore di Novaya Gazeta, Dmitrij Muratov, Nobel per la pace nel 2021

La mattina del 3 marzo, la Commissione diritti umani del Parlamento europeo nell’ambito del “Dibattito sullo stato dello spazio democratico e della società civile in Russia”, ha dialogato con alcuni esponenti della società civile russa. Il vicepresidente della Commissione, l’eurodeputato francese Bernard Guetta, in apertura di riunione ha sottolineato che era stato deciso di occuparsi della questione socio-politica della Federazione russa “molto prima dell’inizio della guerra in Ucraina, molto prima che la tensione salisse a questo punto”.

Prima degli interventi di diplomatici quale Markus Ederer, ambasciatore dell’UE in Russia, sono state ascoltate voci della società civile russa che si è espressa contro la guerra in Ucraina. Tra questi, Dmitrij Muratov, caporedattore del quotidiano Novaya Gazeta e Nobel per la pace nel 2021. Il giornale per il quale scriveva la giornalista Anna Politkovskaja, figura scomoda per le sue inchieste sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia e in Russia, uccisa a Mosca nel 2006 .

Nel dare la parola a Muratov, Guetta ha sottolineato che dopo la chiusura di Dozhd TV e della radio e del sito di Ekho Moskvy (L’Eco di Mosca), Novaya Gazeta è l’unico media indipendente rimasto. “Lei ha giustamente nominato Ekho Moskvy, che chiude dopo ben 32 anni di attività", ha risposto Muratov. "Questa radio aveva un valore fondamentale, ma dei burocrati hanno privato milioni di cittadini di una voce indipendente. E vi dico chi è stato, burocrati della Gazprom Media come Alexander Zharov. Sono bastati quindici minuti…”.

Ha proseguito raccontando che il suo quotidiano viene letto da un milione di persone a Mosca e seguito in dozzine di altre città. “Faremo un’edizione speciale sull’Ucraina e sulla chiusura di Ekho Moskvy. Perché tutto questo è connesso a ciò che sta accadendo”, ha aggiunto Muratov. Perché questi media erano contrari alla guerra in Ucraina e ritiene che, senza dubbio, questo è il motivo della loro chiusura.

“Oggi come oggi, chiunque si esprima contro questa guerra è considerato un criminale che agisce contro lo stato. Qualsiasi dichiarazione contro la guerra è una dichiarazione antipatriottica, un reato”. Sebbene, ha aggiunto, sia impossibile negare che l’esercito russo sta uccidendo gli ucraini e che in questa guerra stanno morendo soldati ucraini e russi. “Ma queste morti vengono nascoste e il numero dei feriti è il doppio di quello dichiarato”, ha aggiunto, “Come nella guerra in Cecenia, anche ora sono le madri che devono andare a cercare i resti dei propri figli”.

Muratov ha poi chiesto con fermezza di non scambiare il popolo russo con il potere russo. “Che cosa possiamo fare? Questa è la domanda più importante. Mi affido a voi. Il cessate il fuoco e una tregua. Questo il punto su cui concentrarci insieme! Salviamo civili innocenti, creiamo corridoi umanitari, salviamo i feriti, realizziamo lo scambio di prigionieri e fate seppellire i morti”.

Il dibattito è proseguito con domande specifiche rivolte al caporedattore di Novaya Gazeta, sia dal vicepresidente della Commissione, Bernard Guetta, sia dagli europarlamentari in sala.

A Muratov sono seguiti gli interventi di Denis Volkov, del Levada Analytical Center, ente non governativo che si occupa di sondaggi; Andrey Kolesnikov, giornalista [suo l’articolo “Ostaggi del Cremlino ”, uscito su The News Times e ripreso da Internazionale oggi, ndr] e a capo del Russian Domestic Politics and Political Institutions Program at the Carnegie Moscow Center; Ilya Nuzov, direttore della Eastern Europe and Central Asia Desk dell’International Federation for H​uman Rights (FIDH).

Abbiamo raggiunto l’europarlamentare Pierfrancesco Majorino, che ha partecipato alla sessione per chiedergli il significato dell’incontro: “Dobbiamo rafforzare al massimo i legami e le relazioni con chi si oppone a Putin. Il Parlamento europeo deve essere la loro casa e la loro voce. Per questo è stato molto importante questo tipo di incontro. E dobbiamo insistere. Da mesi dicevamo che Putin stava compiendo una svolta autoritaria pericolosa e inarrestabile. Anche se mai avremmo immaginato di trovarci di fronte a uno scenario come quello della guerra, i segnali per ulteriori repressioni in Russia c’erano già tutti”.

Intanto, negli ultimi giorni sono stati bloccati anche il sito di Current Time (parte di RFE/RL), DOXA and The Village, diverse piattaforme di notizie ucraine, come Gordon, Correspondent.Net, Ukrainskaya Pravda, TSN, 24TV, Segodnya, Ukrinform, Leviy Bereg, Fakty, Zaxid.net, Zerkalo Nedeli, Сensor.net, Vesti.ua.

Mentre nel tardo pomeriggio di ieri, proprio Novaya Gazeta ha annunciato che i deputati dell'LDPR Andrey Lugovoy e Yaroslav Nilov hanno presentato alla Duma un disegno di legge che prevede la coscrizione dei cittadini che hanno partecipato ad "azioni illegali contro la guerra" al servizio militare obbligatorio nel Donbass.