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L’esposizione offre uno sguardo su una vicenda ancora poco conosciuta e raramente rappresentata dalla memoria pubblica: quella dei prigionieri di guerra serbi e russi impiegati dall’esercito austro-ungarico come manodopera coatta sul fronte alpino durante la Prima guerra mondiale.

Migliaia di uomini furono utilizzati, spesso in condizioni estreme, nella costruzione di fortificazioni, trincee, strade e infrastrutture militari, tra cui le linee ferroviarie della val di Fiemme e della val Gardena, la strada della val Badia e alcuni tratti della Valsugana. Attraverso fotografie provenienti da archivi pubblici e privati, la mostra restituisce volti, gesti e frammenti di quotidianità di questi prigionieri: uomini impegnati nei trasporti verso le postazioni d’alta quota, nei lavori agricoli o immortalati durante brevi momenti di riposo presso i baraccamenti.

Le immagini raccontano condizioni di vita durissime, segnate dalla fame, dalla fatica e dall’esposizione agli ambienti montani più ostili. Il progetto espositivo sarà accompagnato da attività di divulgazione, incontri pubblici e iniziative culturali dedicate ai temi del primo conflitto mondiale, del diritto internazionale e dell’educazione alla pace, con l’attuazione di eventi di approfondimento organizzati in collaborazione con il MITAG e Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa.

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